Non ho mai amato il bel dire. Amo la letteratura, apprezzo la poesia, ma, da sempre, ad emozionarmi sono le stagione della natura e della vita, i colori, i suoni e i profumi che ci avvolgono sia quando a manifestarsi è la serenità della dolce stagione sia quando la natura si rivela in tutta la sua terribile maestosità. La vita, le sue tracce sul corpo e sul viso degli uomini che raccontano della gioia  e della fatica di vivere sono significanti a cui amo riferirmi per scoprire le emozioni che mi fanno vibrare il cuore e che hanno spinto a scegliere una facoltà scientifica, la biologia, scelta che apprezzo ancora oggi perché amo il mio lavoro di biologo e di docente di matematica.

Durante gli anni di scuola, al liceo, ho imparato a riprodurre capitelli e colonne, chiese e monumenti, scoprendo tecniche efficaci per restituire sulla carta le meraviglie dell’arte architettonica utilizzando solo una matita.

Ed è la matita lo strumento del mio primo, vero, quadro: “il ritratto della nonna”.

Che emozione veder via via comporsi quel caro viso fortemente segnato dal tempo ed illuminato da un perenne, dolce sorriso, appena abbozzato e dallo sguardo sereno!

Cominciavo a sentire molto forte il disagio di non conoscere le tecniche pittoriche, di non aver gli strumenti di riprodurre luci, colori, espressioni, così come i miei occhi dipingevano la realtà che ammiravo.

Alla fine decisi: scelsi la tecnica che mi sembrava rispondere alle esigenze, la pittura ad olio.

Ora, dopo anni, forse, sono pronto ad esprimere meglio le mie emozioni e in questi ultimi anni mi sono cimentato a cercare di raccontare sulla tela i sentimenti che mi animano nel momento in cui decido il soggetto dell’opera come è avvenuto in “Ricordo felice” con il tenero e gioioso abbraccio di mio figlio e mia sorella, il “Sogno” di una ballerina in erba, il “Mattino invernale tra i giganti” con le bellezze della campagna salentina in una fredda mattina invernale, “Vibrazioni” dove racconto le emozioni suscitate dalla musica e “L’impazienza” dove io sono l’inquieto gabbiano che condivide le turbolenze delle onde e cerca nell’arte la catarsi che porta alla serenità.

 

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